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L'ingegner Giulio Alfieri, nato a Parma nel 1924 e morto a Modena nel
2002, cosiderato Modenese a tutti gli effetti, avrebbe dovuto fare il
ragioniere o il veterinario, ma aveva in mente solo i motori. E, dopo
la laurea al Politecnico di Milano, ai motori aveva dedicato tutta la
vita, progettandone più di un centinaio.
Aveva iniziato lavorando per il gruppo Piaggio ai Cantieri Navali Riuniti
di Genova, poi era stato chiamato da Ferdinando Innocenti a Lambrate per
partecipare alla creazione della Lambretta. Nel 1953 Adolfo Orsi gli aveva
offerto di passare alla Maserati dove aveva assunto, dall'anno dopo, l'incarico
di direttore tecnico. Da allora la storia di Giulio Alfieri e quella della
Maserati avevano coinciso. Alfieri vi era rimasto fino al 1973.
Per la Maserati aveva progettato una sessantina di modelli automobilistici,
tra Formula, Sport e Gran Turismo. L'elenco è quello di tutta la
produzione Maserati, compresa quella legata all'acquisizione da parte
della Citroën, della quale fu consulente per i motori presso l'ufficio
tecnico di Parigi. Dopo il 1975 aveva fatto consulenze, aveva progettato
per la Laverda e altre società; era stato chiamato dalla Honda,
diventandone anche presidente. Dal 1979 al 1987 era stato amministratore
delegato della Lamborghini. Aveva realizzato poi un nuovo propulsore per
la Countach e molti altri progetti ancora, tra cui quelli per alcuni motori
marini per offshore.
La suo creatura piu' nota, dove l'amore per la meccanica e per le soluzioni
ardite viene risaltata in maniera maggiore e' sicuramente la Maserati
BirdCage ( gabbia d'uccello ) del 1961
Per chi, come scrive ha avuto la fortuna di lavorare insieme a questo
personaggio, in un settore lontano da quello dei motori, ma dove questo
splendido ultra settantenne ( parliamo della prima meta' degli anni 90)
brillava per le soluzioni meccaniche anche in un mondo elettronico, e'
un onore ricordarlo ed e' stato ancora piu' un onore lavorare con lui.
Ecco un'esempio su tutti della sua capacita' e della sua lungimiranza
Il 31 ottobre 1968 si tenne a Torino promossa dall'ISAM e sotto l'egidia
del mensile Quattroruote una tavola rotonda con i maggiori esperti mondiali
nel campo automobilistico. Vi parteciparono personaggi di calibro internazionale
come l' ing Alec Issigonis per la British Leyland Mtor Corporation, l'ing.
Giulio Alfieri per la Maserati, l'ing. Dante Giocosa per la Fiat nonché
i tecnici di Renault, General Motors, Mercedes, BMW, Jaguar.
Varie domande furono poste ai relatori ma oggi a circa quaranta anni di
distanza sono degne di riflessioni le seguenti:
1. Oltre l'iniezione di benzina, indubbiamente costosa, sono oggi disponibili,
o lo saranno a breve termine, sistemi più economici per superare
gli attuali limiti imposti dalle leggi sull'inquinamento atmosferico?
E' inoltre, economicamente realizzabile, con un cervello elettronico,
un sistema di regolazione continuo che permetta di adeguare esattamente
la carburazione al variare delle condizioni atmosferiche ed operative
del motore?
2. Poiché sembra dimostrato che i motori a ciclo Diesel sono meno
dannosi per l'inquinamento, è prevedibile forse una più
estesa applicazione di tali motori su autovetture, visti i livelli tecnici
e tecnologici raggiunti? Quali possibilità di reale competitività
hanno, in questo quadro, il motore a vapore, di cui si torna a parlare,
e l'auto elettrica? In particolare per quest'ultima, vi sono possibilità
di avere delle celle combustibili economicamente e tecnicamente valide?
Alla prima domanda gli esperti risposero in maniera controversa. Alcuni
manifestarono una grossa fiducia sulle ricerche che si stavano conducendo,
convinti che quello che al momento poteva essere un utopia un giorno poteva
diventare realtà . Altri negarono in assoluto la possibilità
di grossi sviluppi dell'elettronica come mezzo per la riduzione dell'inquinamento.
Tra i fiduciosi troviamo l'ing. Giulio Alfieri della Maserati il quale
ebbe a dichiarare: "
.credo che l'iniettore meccanico, o elettromeccanico,
possa costituire in futuro, anche prossimo, l'unica via per giungere alla
soluzione del problema.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda sono del parere che
i risultati finora raggiunti con l'ausilio dell'elettronica sono tali
da farci guardare dal futuro con fiducia."
Con le affermazioni di Alfieri furono concordi i delegati B.M.W, Renault,
Fiat, Jaguar .
Più pessimistico si dichiarò l'ing. Rudolf Uhlenhaut della
Mercedes con questa affermazione:
"La carburazione può fare ancora un lavoro così buono
che non è necessario sostituirla con l'iniezione per soddisfare
le norme sull'inquinamento dell'aria.
Problema alquanto difficile
da risolvere sarà il controllo dell'ossido di azoto."
L'affermazione di Uhlenhaut trovò la sottoscrizione dell'ing. Zora
della General Motors.
Oggi, invece, crea grande meraviglia la dichiarazione che fece Alec Issigonis.
L'ing. della B.L.M.C. che aveva dimostrato con la sua Mini grande ingegno
e lungimiranza si dimostrava poco aperto ai possibili sviluppi della tecnica
e dell'elettronica infatti dichiarò: "
. Stiamo lavorando
su una corda tesa. L'atto fisico di regolare lo scarico dei motori delle
vetture di medie e grandi dimensioni è impossibile."
Analizzando gli sviluppi tecnici avutisi possiamo dire che le dichiarazioni
di Alfieri erano giuste; quasi presagio di quello che sarebbe accaduto,
non a caso proprio nel gruppo Magneti Marelli-Centro Ricerche Fiat, con
la messa a punto del sistema Common-Rail per i motori Diesel . Tale sistema
, messo a punto dal team guidato dall'ing. Rinaldo Rinolfi, è oggi
diffuso tra quasi tutte le casi costruttrici. Il sistema ha dimostrato
come l'elettronica può portare alla soluzione dei problemi connessi
all'inquinamento ed alla riduzione dei consumi. Purtroppo la lungimiranza
e l'ingegno dei progettisti Fiat non si sposò con la lungimiranza
e la fiducia dei dirigenti dell'azienda. La Fiat infatti si accontentò
dei miliardi (circa 60 secondo la rivista Quattroruote) offerti dalla
Bosch per l'acquisizione dei diritti e delle tecnologie per lo sfruttamento
del common-rail.
In merito alla seconda domanda l'ing. Giulio Alfieri è ancora il
profeta in fatto di previsioni. Egli dichiarò:
.. Per quanto
riguarda il Diesel sono un sostenitore di tale motore e penso che sviluppando
i problemi connessi alla combustione si possa arrivare ad una soluzione
dell'inquinamento atmosferico. " ed ancora "
per le vetture
elettriche credo ci sia qualche possibilità per una vettura ibrida
in cui, cioè , ad un motore elettrico di trazione sia affiancato
un motore a combustione interna
"
Le dichiarazioni di Alfieri trovarono consenso in Dante Giocosa anche
se non convinto della possibilità di utilizzare un Diesel per l'auto.
De Castelet della Renault e Issigonis della B.L.M.C. si dimostrarono invece
ancora poco aperti all'innovazione tecnologica infatti il primo ebbe a
dichiarare:"
. Non penso perciò che vi sia un grande
futuro per il Diesel sulle autovetture." . Il secondo invece non
si pronunciò affatto sul Diesel limitandosi con questa dichiarazione:
"
Sulla scorta della mia esperienza, direi che non si avrà
nè l'auto elettrica né quella a vapore."
Le dichiarazioni del tecnico B.M.W mettono in evidenza come la casa in
quel momento era lontana dalle ricerche su motori alternativi e sul Diesel
: "
.nessun commento sono in grado di fare per i motori Diesel".
Anche alla seconda domanda l'ing. Alfieri dimostra di avere una grande
lungimiranza infatti sia il motore Diesel e sia le vetture ibride da utopia
sono diventate realtà.
E' importante considerare che nel 1968, anno dell'incontro all'ISAM, le
auto Diesel prodotte in Europa e vendute sul mercato italiano erano le
Mercedes 200 D e 220 D e le Peugeot 204 e 404.
Oggi le auto Diesel sono ampiamente diffuse e oltre ad essere poco inquinanti
e parche nei consumi offrono, a parità di cilindrata, prestazioni
uguali o superiori a quelle a benzina. L'auto ibrida, che immaginava l'ing.
Alfieri, ha oggi un esempio nella Toyota Prius 1,5 16 VVt-I .
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