Museo Righini....La sua grande passione per il recupero e il restauro di auto antiche inizio' in giovane eta' mentre vedeva demolire automezzi requisiti dallo stato, ripromettendosi che da grande avrebbe conservato il piu possibile auto e moto d'epoca che rappresentano la storia dei motori nel nostro paese.Le sue macchine preferite sono l'Alfa Romeo 2300 8c appartenuta al grande Tazio Nuvolari con cui vinse nel 1933 la Targa Florio e il gran premio di Monza, l'Alfa Romeo 6c del 1930, e l'Alfa Romeo 815 del 1947 la prima macchina costruita dal commendatore Enzo Ferrari.La collezione e' composta da automezzi di marche varie e comprende auto,moto, autocarri,trattori originali d'epoca.E composta da circa 350 pezzi perfettamente restaurati e integri e molti altri in attesa di restauro
I MODELLI PIU' SIGNIFICATIVI DELLA COLLEZIONE
Alfa Romeo RLSS Torpedo del 1926
Alfa Romeo 8C 2300 Monza - 1933
Bugatti 40 1930
Ferrari 275 GTB/2 1966
Lancia Lambda 1926
Fiat Chribiri 1912
Chrysler Limousine carrozzata Ghia - 1954
Cisitalia Formula 2 anno 1948
Bmw 328 Spider - 1939
815 Auto Avio Costruzioni - 1940
Alfa Romeo 1750 - 1930
Bianchi Gp - 1939
ECCO QUELLO CHE LA VISITA TRASMETTE....
Se giudicate un politico dalla cravatta, una donna dalle gambe, o un libro dalla copertina, allora lasciate perdere la collezione di automobili di Mario Righini, frutto di amore - "amore quello vero" come cantava Battisti - per le macchine.
Il fatto, poi, che il valore di queste meravigliose automobili sia inestimabile passa in secondo piano. E non è per modestia o per paura dei furti che Righini ci ha ripetuto fino alla noia in dialetto emiliano "Oh, mo mi raccomaando. Di prezzzzi non parlatene maai. Qui è la storia che è importante, non i soldi".
La sua collezione, fra l'altro, non è una delle più preziose, ma di sicuro è la più singolare del mondo. Intanto Righini non ha mai contato il numero dei suoi gioielli. Noi abbiamo perso il conto a 174, ma ci mancava ancora un intero garage. Anzi, un'intera scuderia perché queste auto sono custodite nelle sale destinate ai cavalli, alle carrozze o al fieno dell'antico castello di Anzola Emilia, vicino Bologna, costruito sulle ceneri di un vecchio forte romano.
"Questo era dei Malvasia, roba da nobili, da signori - ci racconta Righini - io appartengo a un'altra categoria, quella dei lavoratori. L'ho comprato solo perché ci potevo mettere le macchine". A farci distrarre dal conteggio è stata una panoramica, a perdita d'occhio, sulle moto (fra le tante anche diverse MV Agusta, un esemplare unico di Bianchi 500 compressore da GP e il sidecar che ha girato il film "Il federale": ricordate? Buca. Buca con acqua...) che riposavano in un enorme magazzino di un mulino.
Ma torniamo alle auto: quello che rende unica questa collezione non è solo il contesto storico in cui sono inserite, ma anche il fatto che molte auto sono letteralmente passate dalle stalle alle stelle: ossia dallo sfascia carrozze alla sua collezione. La famiglia Righini, infatti, da tempo immemorabile ha un'enorme impresa di demolizione e di recupero di materiali ferrosi. La loro è stata una delle prime. E il papà di Mario, Giovanni, iniziò a collezionare vetture nel 39. Allora tutte quelle che non servivano più per camminare - e che non potevano essere neanche trasformate in carretti da campagna o in trattori agricoli - venivano demolite. Senza pietà.
D'altra parte eravamo ancora in un'epoca in cui di collezionismo di auto d'epoca non si parlava neanche. Sarebbe come se oggi qualcuno iniziasse a mettere da parte telefonini, tagliandi di parcometri o video di computer. Però alla famiglia Righini non andava proprio giù di distruggere certe auto. "Soprattutto le Alfa, - continua Righini - era un vero peccato farle a pezzi: quando ne demolivamo qualcuna io soffrivo. Specialmente la 1750. Non sapete come era fatta bene: quando demolisci una macchina, vedi subito come è costruita".
Ovviamente i pezzi migliori di questa collezione non potevano arrivare tutti dallo sfascio: neanche un pazzo avrebbe mai distrutto una Bugatti, una vettura da corsa di Ascari o Nuvolari, o una gigantesca Chiribiri da record. Righini, così, entrò in contatto con vari collezionisti romani. Raffinati, attenti, esperti, piene di belle auto. Da loro ne ha comprate moltissime. "Muovendole", come dice lui: ossia scambiandole, vendendo molte Balilla o pezzi meno pregiati per acquistare esemplari unici. "Il guaio - continua Righini - è che le auto più belle erano sempre nei garage di persone che non avevano mai bisogno di soldi. Così per convincerli a vendere ho dovuto spesso corteggiarli per anni".
E, nel comprare queste macchine, proprio come in un libro di Harry Potter, il simpatico signore di Anzola Emilia ha tenuto conto soprattutto di una cosa: dei suoi ricordi di bambino. Delle macchine che lo facevano impazzire quando era piccolo. La sua preferita è l'Alfa Romeo 1750 Zagato, con la quale ha partecipato a molte rievocazioni storiche della Mille Miglia, e con la quale - dice con orgoglio da vero Alfista - non è mai rimasto per strada.
Di prestazioni e velocità, però, Righini non parla mai. Nonostante nel suo castello "abitino" imbattibili vetture da corsa. Il suo motto è "Meglio un somaro vivo che un ingegnere morto". E quando gli chiediamo spiegazioni, confessa: "A me andare forte in auto mette paura. Correre è un pazzia. Non ha idea quante di queste vetture che vede qui ho comprato dagli eredi di grandi appassionati di corse morti in incidenti automobilistici. Io le mie vorrei venderle da me...".
Ovviamente si fa per dire. E già perché Righini piuttosto che vendere una macchina si farebbe uccidere. A meno che la stessa vendita non sia funzionale ad acquistare qualcosa di ancora più bello.
Certo, difficile trovare qualcosa di meglio della prima Ferrari costruita dal Drake. Al punto che per contratto Enzo Ferrari (ancora legato alla Scuderia Ferrari che faceva correre le Alfa Romeo) non poté dargli il suo nome, ma la battezzò Auto Avio Costruzioni 815. Ne furono costruite solo due.
Una andò distrutta in un incidente in gara e, l'altra, quella di Righini, è ancora fra noi. "L'ho comprata a Firenze, ed era anche in discreto stato - racconta il collezionista - perché aveva fatto solo poche gare". Un pezzo d'inestimabile valore, anche perché il primo proprietario era stato Alberto Ascari, e perché lo stesso Enzo Ferrari anni fa, in una lettera autografa, riconobbe che quella macchina era proprio una delle uniche due 815 costruite da lui. Righini la comprò nel 1955, quando questa spider era solo una macchina vecchia (la Ferrari era nata nel 47), dimostrando già allora un incredibile fiuto per gli affari. Oggi Righini sogna una Duesemberg, una Maybach e sta aspettando che arrivi una Bianchi S9 Cabriolet del 1937.
Insomma, una storia d'amore infinita quella fra il "Sor Mario" e le sue auto.