Orazio Satta è l'ultimo dei grandi progettisti individuali dell'Alfa Romeo. Dopo di lui l'azienda si affiderà soprattutto al lavoro dei team. Nato a Torino il 6 ottobre 1910, Orazio Satta Puliga, ingegnere meccanico e aeronautico con la passione delle lingue straniere, entra in Alfa Romeo nel 1939, chiamato da Wifredo Ricart. Nel '46 diventa direttore della progettazione e della sperimentazione, nel '51 direttore centrale e nel '69 vicedirettore generale. Il merito di Satta sta non solo nell'aver progettato vetture di successo (una per tutte la "1900"), ma anche nell'aver contribuito a riorganizzare il sistema di produzione automobilistica secondo principi innovativi per l'epoca. Se oggi questi principi appaiono scontati, all'epoca (era il dopoguerra) hanno profondamente cambiato il modo di fare automobili. È sua, per esempio, l'introduzione del programma di ricerche scientifiche sulla dinamica del veicolo che seguiva le orme di quanto già fatto in America e in Germania. Antesignano delle politiche di marketing, il progettista sostiene che l'auto debba offrire, insieme: buone prestazioni, affidabilità e costi bassi. Questi ultimi ottenibili evitando di produrre in fabbrica tutti i componenti dell'auto. Quanto poi all'auto della famiglia media italiana nel dopoguerra, Satta la realizza più corta e stretta del passato, dunque più maneggevole, con dimensioni esterne ridotte e massimo spazio interno. La vuole anche più sicura e, secondo una concezione d'avanguardia, la realizza con la cellula abitativa rigida e le parti anteriori e posteriori ad alta deformabilità. Ad aprire il nuovo corso è la "Giulia". Satta muore nel '74, ma la sua eredità sarà ripresa dagli uomini ai quali il progettista ha attribuito il merito dei propri successi: Giampaolo Garcea, Giuseppe Busso, Ivo Colucci, Livio Nicolis e Consalvo Sanesi.