Nata alla fine dell'ottocento come impresa artigiana dedita alla costruzione di strumenti musicali, dalla metà degli anni Trenta la ditta, gestita da Vittorio Stanguellini, iniziò a specializzarsi nella preparazione di vetture da corsa, allestite in particolare su telai Fiat. Queste piccole Sport, nelle mani di valenti piloti fra i quali spiccano nomi quali Sesto Leonardi, Sergio Sighinolfi, Anna Maria Peduzzi, sono state protagoniste sino alla fine degli anni Cinquanta, in particolare nelle classi 750, 1100, cogliendo una lunghissima serie di affermazioni nelle principali competizioni dell'epoca, su strada, in salita, e in circuito.
La storia è quella di una intera famiglia, gli Stanguellini appunto, che si snoda proprio tra auto e velocità. Fin dal 1900 si occupa di automobili (sua una delle prime concessionarie Fiat in Italia), ma è nel genio di Vittorio che si esprime il grande successo: tra gli anni '30 e '60 le sue auto hanno collezionato più di 500 vittorie: Mille Miglia, Targa Florio, 12 Ore di Sebring, Coppa Vanderbilt, campionati italiani ed europei, record mondiali. Sono le "Stanguellini-auto da corsa", le grandi automobili modenesi di piccola cilindrata: dalle prime Balilla e vetturette Sport 750 e 1100 di derivazione Fiat - a partire dal 1935 - al bialbero di intera costruzione Stanguellini del 1950 fino alle Junior 1100 degli anni '60, all'innovativa Colibrì disegnata da Scaglione, alla Junior Delfino a motore posteriore e poi all'ultima creazione sportiva, la Formula 3. In queste trasformazioni-realizzazioni Vittorio Stanguellini ha espresso ai massimi livelli la caratteristica più originale di quell'artigianato modenese della meccanica motoristica destinato a lanciare l'Italia ai vertici dell'industria automobilistica mondiale. E' una caratteristica quasi fatta di nulla: di tanta modestia, caparbietà, pragmatica genialità, sana e corretta competitività.
IL MAGO DELLE "PICCOLE"
Ha vinto tutto, dagli anni 30 ai 60, con le cilindrate minori: 500, 750, 1100 cm³. Erano il suo pane: dai motori di serie spremeva più cavalli, negli assetti trovava più tenuta, nelle carrozzerie qualche km di velocità in più. Gare in salita, Mille Miglia, pista, F. Junior e pure i record.
Fu con la Fiat "508 S Balilla" alla Mille Miglia del 1936 che l'ingegno di Stanguellini venne allo scoperto: 4ª di classe alla media di 90 km/h e 17° posto assoluto. Nel 1938 l'attività si concentrò nella classe 750 cm³, prendendo le mosse dalla Fiat "500 Topolino", che divenne un'autentica vettura da corsa: il suo piccolo 4 cilindri di 569 cm³ passò da 13 CV a 4000 giri a 28 CV a 6000 giri e la carrozzeria era una barchetta "tipo tank" in alluminio. Guidata da Giulio Baravelli, la Stanguellini conquistò il titolo italiano delle Sport 750 per il biennio 1938/39. Le Fiat-Stanguellini si affermarono nelle gare in circuito e in salita, ma anche in quelle su lunga distanza: nella Mille Miglia del 1940 la "1100" Stanguellini di Fioruzzi-Sola si classificò prima di classe e 9ª assoluta, davanti alle Lancia "Aprila" che vinsero la classe 1500 cm³.
Nel 1946 la Stanguellini trionfa nella corsa in salita Sanremo-Poggio dei Fiori. Nel 1947 Vittorio schierò le sue "750", le "1100" e anche la "2800 Sport", costruita in esemplare unico nel 1939 per il pilota Luigi Filippine e tornata a nuova vita nel dopoguerra con Renato Balestrero. Fu quella una stagione di grande euforia per la Stanguellini. In quel periodo Vittorio si avvalse della collaborazione dell'ingegner Alberto Massimino, già collaboratore di Fiat, Ferrari e Maserati. Grazie al suo contributo la "1100" Stanguellini fu dotata di un nuovo telaio tubolare e la macchina raccolse una seconda tornata di successi. Essa finì anche nelle mani del giovane Nuccio Bertone, con il quale il preparatore modenese strinse un proficuo sodalizio: nacque così la berlinetta Stanguellini-Bertone.
La berlinetta esordì alla Mille Miglia del 1948 con Terigi-Berti e conquistò il 2° posto di classe e il 4° posto assoluto a quasi 108 km/h di media. Il 4 cilindri Fiat fu poi dotato di una testata con distribuzione bialbero e la potenza della "1100" Stanguellini passò da 60 a 80 CV a 6500 giri nel '48 e a 96 CV a 8000 giri nel '56. Nel 1957, anno di nascita della F. Junior, Vittorio esplorò strade nuove, affacciandosi sulle pista con una monoposto da 400 kg, allestita partendo dal motore Fiat "1100/103" e dall'avantreno della "500 C". Esordì vincendo a Monza il 25 aprile 1958.
La nuova Formula Junior quasi si identificò con il nome Stanguellini. Con potenza di circa 70 CV, telaio tubolare con ponte rigido, freni a tamburo e carrozzeria dalla linea elegante, la nuova monoposto aveva un prezzo d'acquisto contenuto (2.250.000 lire): in quegli anni ne vennero consegnati quasi 200 esemplari. Seguì una serie di successi: Roberto Bussinello a Monza (1959), Michel May a Monaco e poi , nel 1960, in Francia, negli Usa, a Cuba e in Austria. Ma l'attività dei costruttori inglesi si faceva sempre più insidiosa: Stanguellini tentò di opporsi con una monoposto a motore centrale-posteriore, ma l'impresa apparve disperata. Si ritirò sconfitto dalle competizioni ma fu comunque il protagonista di un'epoca entusiasmante